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La mitologia delle costellazioni - Auriga

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AURIGA

Mito di Auriga

Ci sono tre diverse interpretazioni e tradizioni per questo racconto. La prima vuole che l'auriga fosse Erittonio, leggendario re di Atene nonché figlio di Vulcano, al quale la dea Atena insegnò l'arte dell'addomesticazione dei cavalli. Un'altra tradizione ancora dice che in realtà era Ippolito figlio di Teseo, e perciò siamo ancora in ambiente ateniese, di cui si innamorò la matrigna Fedra. Quando però Ippolito la respinse ella si suicidò e così Teseo lo bandì dalla città. Mentre Ippolito lasciava la città il suo carro si ruppe uccidendolo. La versione più seguita però è la seguente: siamo nella regione greca dell'Elide dove regnava Enomao che aveva una figlia bellissima di nome Ippodamia. Molti ragazzi si innamorarono di lei, ma quando andavano dal padre a chiedere la sua mano la risposta era che essi avrebbero avuto l'onore di sposarla solo se battevano il re in una gara di corsa di carri. Ma se la vittoria significava avere la mano di Ippodamia la sconfitta invece avrebbe portato lo sconfitto alla morte. E ciò perchè Enomao possedeva i cavalli più veloci di tutta la Grecia. Suo infallibile cocchiere, il nostro auriga appunto, era Mirtilo. Un giorno arrivò in Elide Pelopio, figlio di Tantalo, che si innamorò, ricambiato, di Ippodamia. La ragazza cotta del bel Pelopio convinse Mirtilo, a sua volta segretamente innamorato di Ippodamia, a truccare la corsa per far vincere il suo amato. Mirtilo si lasciò convincere e la corsa fu vinta da Pelopio. Enomao morì nell'incidente che seguì poiché le ruote, i cui perni erano stati allentati da Mirtilo, si staccarono facendo deragliare il carro. Pelopio però pensò bene di eliminare Mirtilo suo rivale in amore non dimostrando il minimo di riconoscenza. Ermes padre di Mirtilo però pose il figlio tra le stelle donandogli così l'eternità.

 
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