Orion
Orione era figlio di Poseidon, dio del mare, ed Euriale figlia del re Minosse di Creta. Orione era un formidabile cacciatore ma purtroppo fu molto sfortunato in amore; infatti corteggiò senza successo le Pleiadi, le sette bellissime figlie di Atlante e Pleione ricevendo un rifiuto da parte di tutte loro. Orione firmò la sua condanna a morte quando un giorno si vantò di essere più abile di Artemide nella caccia; la dea si sentì tanto offesa da quest'affronto che quando Orione affermò di poter catturare qualsiasi bestia esistente sulla faccia della terra, la dea fece uscire da una fessura nel terreno un piccolo scorpione che con una sua puntura uccise il maestoso e potente Orione. Zeus però impietositosi per la storia dello sfortunato cacciatore decise di porlo tra le stelle per l'eternità . Questa è la versione "ufficiale" la più seguita e tramandateci da Eratostene. In realtà ci sono pure altre versioni presenti in Igino, Arato e Ovidio che modificano leggermente le cause della morte ma non il fatto che fu la puntura di uno scorpione ad uccidere Orione.
E infatti, se ci si fa caso, la costellazione dello Scorpione è posta in un angolo di cielo lontano da Orione, proprio per evitare che l'animale possa nuocere di nuovo al nostro cacciatore. Germanico, nipote di Tiberio nonchè padre del futuro imperatore Caligola, grande generale delle legioni del nord e astronomo dilettante scrive: "l'infelice Orione teme ancora di essere ferito dal pungiglione velenoso dello scorpione". Un'altra versione, ma questa non ebbe molto successo ed è poco tramandata, narra che Orione durante uno dei suoi viaggi approdò a Chio dove corteggiò Merope figlia del re locale, si noti che Merope è anche il nome di una delle Pleiadi e quindi ciò testimonia come questa tradizione sia, molto probabilmente, una sorta di rifacimento della principale, e ricevendo un rifiuto tentò successivamente di violentarla. Enopione, padre di Merope, lo fece perciò accecare; Orione allora riprese i suoi viaggi arrivando in Sicilia dove incontrò Efesto (il Vulcano dei Romani) che impietositosi per le condizioni del nostro gli diede una guida Cedalione che lo aiutasse a raggiungere i confini del mondo liddove Apollo partiva col carro del sole (l'est). Arrivato agli estremi confini della terra i raggi del Sole nascente dell'alba fecero riacquistare all'eroe la vista. A proposito, prima di partire per queste lontane terre si dice che avesse fondato in Sicilia una città per riconoscimento verso quella terra che gli aveva ridato la speranza di riavere il dono della vista: questa città oggi si chiama Messina.









